“Nun vulimmo lu munnezzaru ! “ dicono i cittadini del paese di Scatòrchio, il protagonista di questa straordinaria storia ‘all’italiana’ inventata e recitata da Tiziano Scarpa, uno dei più originali scrittori italiani contemporanei.
Allegoria delle “monnezze” napoletane? Parabola su un altro girone infernale dove vanno a finire tutte le migliori idee di modernizzazione e felicità materiale? Sì, certamente, ma anche molto di più in questo straordinario poemetto in versi. Poesia, prima di tutto, una delle più interessanti sperimentazioni di teatro-poesia oggi in Italia. E poi filosofia, commedia del grottesco, cronaca quotidiana…insomma, uno spettacolo godibilissimo da qualsiasi pubblico, semplice perché bello e bello perché semplice. Ma soprattutto divertente e dissacrante: “…dal vivo, Scarpa mastica le parole, le fa risuonare in tutta lo loro scabra ed espressiva sonorità, le legittima pronunciandole, e, pronunciandole, fonda una nuova lingua, un inaudito pidgin, una lingua creola dove Dante e Cavalcanti si mescolano ai neodialetti televisivi, Joyce (o Gadda) vanno a braccetto con la grammatica saltellante e vernacola di Scatòrchio e Siròcchia, donando al pubblico uno sguardo acuto ed efficacissimo sulla nostra presente scuraglia (qui, dell’ ‘Ytaglia’), sul medioevo (linguistico e sentimentale) che è in ognuno di noi, un esempio notevole di quella poesia capace di ’tenere’ tanto nel libro quanto nella gola e nei polmoni del poeta che la dice.” (Lello Voce).
Registrato al Teatro delle Maddalene di Padova nel dicembre 2006 per la rassegna Contrappunti a cura di Tam TeatroMusica il recital rappresenta senz’altro uno dei degli esperimenti più interessanti e innovativi di teatro-poesia oggi in Italia.
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da gli amici de il Narratore audiolibri

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